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domenica 7 maggio 2017

Trame vaticane. Chi resiste a Benedetto XVI

Tre modi diversi di avversare il nuovo papa 


La disobbedienza dei neocatecumenali. 

Le leggende nere sul conclave. 

Il boicottaggio delle traduzioni. 


di Sandro Magister



ROMA, 19 gennaio 2006 – Le prime parole della prima lettera enciclica di Benedetto XVI, quasi un’insegna del suo pontificato, sono “Deus Caritas Est”, Dio è amore. 


Ma ai gradi alti della Chiesa non tutti sono amorevoli e solidali, con questo papa. Le resistenze ai suoi indirizzi sono tenaci e diffuse, qua e là in crescendo. E si tengono quasi tutte al riparo dell’anonimato. 

L’unica resistenza aperta, firmata, è quella che il Cammino Neocatecumenale ha opposto a una normativa papale dello scorso dicembre che ha colpito in pieno uno dei suoi capisaldi. 

Il Cammino, fondato e diretto dagli spagnoli Kiko Argüello e Carmen Hernández, è oggi il più rigoglioso dei nuovi movimenti cattolici sbocciati nell’ultimo mezzo secolo. È presente in 900 diocesi di tutti i continenti ed è forte di un milione di seguaci raggruppati in più di 20.000 comunità, con 3.000 preti e 5.000 religiose. Ha una rete internazionale di 63 seminari “Redemptoris Mater”.

Sui neocatecumenali sono piovute negli anni delle critiche, specie contro il loro ritagliarsi uno spazio separato nella Chiesa, con un proprio catechismo segreto, con propri rituali, con una propria gerarchia parallela. 
C’è una cosa dei neocatecumenali che il nuovo papa Ratzinger non accetta, e che tocca il cuore della vita cristiana: è il modo atipico con cui essi celebrano la messa (1). 

In effetti, la messa che ogni sabato sera ognuna delle 20.000 comunità del Cammino celebra, separatamente dalla parrocchia e dalle altre comunità sorelle, segue molto più i dettami del fondatore Kiko Argüello che non i canoni liturgici validi universalmente per la Chiesa cattolica. 

Invece dell’altare nell’abside c’è al centro dell’aula una grande tavola da pranzo quadrata, attorno a cui i neocatecumenali fanno la comunione seduti. 

Invece delle ostie, si dividono e mangiano un grosso pane azimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto per un quarto d’ora con le regole minuziose stabilite da Kiko. 

Il vino lo bevono da coppe, sempre stando seduti. 

L’omelia è surrogata dai commenti spontanei dei presenti, prima e dopo ciascuna delle letture del Vangelo, di San Paolo e dell’Antico Testamento. 

Ebbene, a tutto questo Benedetto XVI ha ordinato di mettere fine. L’ha fatto con una lettera consegnata a metà dicembre ai tre responsabili supremi del Cammino, Kiko, Carmen e il sacerdote italiano Mario Pezzi. La lettera è firmata dal cardinale Francis Arinze, prefetto della congregazione vaticana per la liturgia, ma fin dalle prime righe dice chiaro che queste sono “le decisioni del Santo Padre”. Seguono sei comandi inequivocabili. 

Ad esempio, per quanto riguarda la comunione, le diposizioni della lettera sono testualmente queste: 

“Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo” (2). 

Ma invece che obbedire e basta, i neocatecumenali hanno disobbedito asserendo d’essere obbedientissimi. 

Quando il vaticanista Andrea Tornielli ha dato per primo la notizia dei richiami del papa, subito il portavoce ufficiale del Cammino e suo responsabile negli Stati Uniti, Giuseppe Gennarini, ha protestato che quegli ordini erano in realtà un’approvazione (3). 

Quando il 27 dicembre www.chiesa ha pubblicato la lettera di Arinze integrale, lo stesso Gennarini ne ha messo in forse addirittura l’autenticità. Ha aggiunto che, se anche la lettera fosse autentica, “questo non cambia la sua natura di instrumentum laboris confidenziale ed interno”, privo di forza normativa. Ha ribadito che l’unica norma valida “è la conferma della prassi liturgica del Cammino da parte del Santo Padre”. E a riprova ha citato la benedizione che il papa avrebbe concesso di lì a pochi giorni alle famiglie neocatecumenali in partenza per le missioni, nell’udienza del 12 gennaio (4). 

L’udienza infatti c’è stata. E anche la benedizione. Ma c’è stato anche un secondo, sonoro richiamo di Benedetto XVI ad obbedire: 

“Di recente la congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgicici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate” (5). 

Nessun commento è venuto dai dirigenti del Cammino, dopo questo secondo richiamo del papa. Risulta però che nelle 20.000 comunità sia passata la consegna di continuare come prima. 


* * *



Un seconda forma di resistenza a Benedetto XVI è quella che si manifesta nelle indiscrezioni sul conclave che l’ha eletto (6). 

Qui l’anonimato regna, anche per le gravi sanzioni canoniche che cadono sui cardinali che violano il segreto, fino alla scomunica. Ma le intenzioni sono palesi: mostrare che l’elezione di Ratzinger il 19 aprile non è stata per niente plebiscitaria, che è stata in forse fino all’ultimo, che è stata indebitamente favorita dal suo essere decano dei cardinali, che è ipotecata dall’Opus Dei, che i tempi sono maturi per un papa nuovo preferibilmente latinoamericano e che, insomma, a questi suoi limiti confeniti Benedetto XVI dovrebbe sottomettersi. 

Questo dicono, infatti, le due più diffuse ricostruzioni del conclave. 

La prima in ordine di tempo – messa in pubblico dal “Corriere della Sera” e dallo storico Alberto Melloni – indica nel cardinale Carlo Maria Martini l’antagonista e insieme il deus ex machina dell’elezione di Ratzinger. Prima raccogliendo voti a lui alternativi e poi dandogli strada, Martini avrebbe ridimensionato “una soluzione di carattere politicistico ancor più temibile”: quella per la quale avrebbe manovrato, con Karol Wojtyla ancora vivente, un movimento “con adeguata liquidità” impegnato in “un’opa sul papato stesso”. Leggi l’Opus Dei. 

La seconda ricostruzione – messa in circolo inizialmente da Tornielli su “il Giornale” e da Lucio Brunelli sul mensile di geopolitica “Limes”, poi ancora dal brasiliano Gerson Camarotti su “O Globo” e infine, pochi giorni fa, da Paul Elie negli Stati Uniti sul numero di gennaio-febbraio di “The Atlantic Monthly” (7) – si sovrappone alla precedente affiancando a Martini, come antagonista di facciata, il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio. Su quest’ultimo sarebbero confluiti fino a 40 voti: non sufficienti a far desistere Ratzinger, ma abbastanza per dimezzarne il successo. Il quale porterebbe comunque il marchio infamante della campagna svolta a suo favore dall’Opus Dei. 

Sia “Limes” che “O Globo” indicano in un singolo cardinale la fonte delle rispettive rivelazioni. In realtà queste promanano da un coro continuo a più voci, sia in curia che fuori, il cui unico comune denominatore è l’avversione a Ratzinger papa. 

Quanto alle campagne del preconclave, sono materia da collezione. Ad esempio, il cardinale Sepe ha puntato scopertamente per anni sull’elezione a papa del cardinale Norberto Rivera Carrera, arcivescovo di Città del Messico. 


* * *



C’è poi in Vaticano una terza forma di resistenza, più sorda, a Benedetto XVI. Nei suoi primi mesi di pontificato, il papa s’è concentrato essenzialmente sulle celebrazioni liturgiche e sulla nuda parola: omelie, Angelus, catechesi, discorsi e adesso l’enciclica. Ma perché queste parole arrivino a tutto il mondo occorre almeno che siano tradotte e diffuse nelle lingue principali. 

Ebbene, un discorso di importanza capitale come quello rivolto da Benedetto XVI alla curia romana il 22 dicembre, per due terzi dedicato all’interpretazione del Concilio Vaticano II e al rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno, per otto giorni è stato disponibile nel sito web del Vaticano soltanto nella versione italiana. Accanto alla quale è poi comparsa la francese, e dopo altri giorni la spagnola, e poi l’inglese, e poi ancora la tedesca. Insomma, quasi un mese dopo l’evento, ancora manca l’ultima delle sei versioni in cui sono tradotti di norma i testi del papa, la portoghese (8). E la stessa cosa avviene per quasi tutti gli altri suoi testi. 

Eppure il Vaticano è lo stato più poliglotta del mondo, zeppo di traduttori, e sovrabbonda di enti assegnati alle comunicazioni sociali. Enti inutili, almeno in questo. Anzi, contrari. 

Persino Benedetto XVI non ha resistito a manifestare in pubblico il suo disappunto per il cattivo funzionamento della macchina delle traduzioni. Mercoledì 18 gennaio, nell’annunciare ai fedeli che il successivo 25 gennaio avrebbe pubblicato la sua prima enciclica, si è fatto sfuggire un “finalmente”. E ha lamentato che “prima che il testo fosse pronto e tradotto è passato del tempo” (9). 

Oltre che la lentezza, risulta che non sia piaciuta a Benedetto XVI anche l’imprecisione di talune traduzioni dell’enciclica, che egli stesso ha dovuto far correggere. 

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(1) Sulla prassi liturgica del Cammino Neocatecumenale, vedi in questo sito: 



(2) Trovi il testo integrale della lettera del 1 dicembre 2005 del cardinale Francis Arinze a Kiko Argüello, Carmen Hernández e p. Mario Pezzi in: 



(3) Vedi la replica di Giuseppe Gennarini a “il Giornale”, pubblicata il 27 dicembre 2005: 



(4) Più precisamente, dopo che la lettera del cardinale Arinze era stata resa pubblica da www.chiesa, Gennarini è intervenuto a commentarla due volte. Con un’intervista all’agenzia internazionale Zenit uscita il 1 gennaio 2006: 


E con una lunga lettera on line del 6 gennaio al sito www.jimmyakin.org: 


Nel finale di questa sua lettera Gennarini fissava in 4 punti l’interpretazione che il Cammino Neocatecumenale dava alle disposizioni vaticane. In pratica invalidandole. Così: 

“1. Si tratta di una lettera privata il cui reale contenuto è noto solo al cardinale Arinze, a Kiko Argüello, a Carmen Hernández e a padre Mario Pezzi. Qualsiasi uso di un documento privato per imporre un pubblico provvedimento è completamente illegittimo e improprio. 

“2. Se anche qualcuna delle persone sopra menzionate dovesse confermare che i contenuti di questa lettera sono autentici, ciò non cambia la sua natura di instrumentum laboris (strumento di lavoro) confidenziale ed interno. Considerare questa lettera come avente la forza di una norma sarebbe come considerare l’instrumentum laboris del sinodo sull’eucaristia come il documento finale del sinodo. 

“3. L’iter stabilito dalla Santa Sede riguardo al cammino Neocatecumenale prevede che ogni decisione deve essere approvata congiuntamente dalla commissione interdicasteriale (pontificio istituto per i laici, fede, liturgia, clero e catechesi, educazione cattolica). Questa lettera è solo un momento del processo dell’interdicasteriale. 

“4. Il solo documento sinora approvato congiuntamente sono gli statuti, che sono molto più espliciti del contenuto della lettera. Alla fine del periodo ad experimentum tutte le cinque congregazioni prenderanno le decisioni ufficiali. Ciò che per ora vale come norma è la conferma della prassi liturgica del Cammino da parte del Santo Padre”. 


(5) Il discorso completo di Benedetto XVI ai neocatecumenali, il 12 gennaio 2006: 


Il giorno precedente, in un comunicato, il Cammino aveva ancora una volta ribadito che “la Santa Sede ha approvato la prassi liturgica del Cammino Neocatecumenale”. 


(6) Vedi in questo sito, a proposito del conclave del 2005: 




(7) Sulla ricostruzione di “The Atlantic Monthly”, vedi la recensione critica di Alejandro Bermudez nel suo blog “Catholic Outsider”, 12 gennaio 2006: 



(8) Del discorso del 22 dicembre del papa alla curia, www.chiesa ha diffuso il giorno dopo l’ampia sezione dedicata al Concilio Vaticano II, in italiano e nella versione inglese ripresa dall’agenzia “Asia News”: 



(9) Il testo completo dell’annuncio: 


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Sandro Magister cura anche un blog quotidiano, sempre sulla Chiesa, con segnalazioni, interventi, commenti: 






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19.1.2006 

venerdì 10 giugno 2016

Francesco: elezione preparata da anni di Marco Tosatti






Francesco: elezione preparata da anni

di Marco Tosatti

Articolo pubblicato sulla rubrica dell'Autore San Pietro e dintorni

Nostra presentazione

Questa notizia non meraviglia affatto, noi stessi abbiamo scritto più volte che l'elezione di Mario Bergoglio poteva essere solo preparata, sia per l'indole dei prelati della neo-Chiesa abortita dal Vaticano II, sia per l'evidente caratura deprimente del personaggio scelto ad occupare il Soglio di Pietro. 
Tutto questo era a perfetta conoscenza dell'emerito Cardinale Ratzinger, che pensò bene di farsi indietro per permettere che si realizzassero i disegni dei prelati modernisti e affossatori della Chiesa cattolica. Seppure si volesse sostenere che questi stessi prelati abbiano brigato in tutti i modi per farlo “dimettere”, resta il fatto che Ratzinger sapeva benissimo cosa si stava preparando, e al bene della Chiesa, semmai lo avesse preso in considerazione, preferì il proprio bene personale.

Tosatti fa riferimento ad un articolo apparso sul sito del giornale belga Le Vif , che qui riportiamo in calce.



Articolo di Marco Iosatti

24/09/2015


L’elezione di Jorge Bergoglio è stato il frutto delle riunioni segrete che cardinali e vescovi, organizzati da Carlo Maria Martini, hanno tenuto per anni a San Gallo, in Svizzera. E’ quanto sostengono Jürgen Mettepenningen et Karim Schelkens, autori di una biografia appena pubblicata del cardinale belga Godfried Danneels. Che chiama il gruppo di cardinali e vescovi un “Mafiaclub”.  

 
Danneels secondo gli autori, avrebbe lavorato per anni a preparare l’elezione di papa Francesco, avvenuta nel 2013. Egli stesso d’altronde, in un video registrato durante la presentazione del libro a Bruxelles ammette di aver fatto parte di un club segreto di cardinali che si opponevano Joseph Ratzinger. Ridendo, lo definisce “un club mafia e portava il nome di San Gallo”.   
Il gruppo voleva una drastica riforma della Chiesa, molto più moderna e attuale, con Jorge Bergoglio Papa Francesco alla testa. Come poi è accaduto. Oltre a Danneels e Martini, del gruppo secondo il libro facevano parte il vescovo olandese Adriaan Van Luyn, i cardinali tedeschi Walter Kasper e Karl Lehman, il cardinale italiano Achille Silvestrini e quello britannico Basil Hume, oltre ad altri.  

 
Scrive il giornale belga “Le Vif”: “Il 13 marzo 2013 una vecchia conoscenza era al fianco del nuovo papa Francesco: Godfried Danneels. Ufficialmente, era là in quanto decano dei cardinali-preti, ma in realà ha operato per degli anni come creatore di re discreto”.  

 
Danneels è stato invitato di nuovo da papa Francesco al Sinodo sulla Famiglia che si svolgerà in ottobre a Roma. La sua figura è stata però molto criticata. Ha cercato di dissuadere una vittima di abusi sessuali dal denunciare l’autore, un vescovo (zio della vittima), e per questo motivo all’epoca del Conclave 2013 in Belgio c’era chi chiedeva che non fosse ammesso a eleggere il nuovo Papa.  

 
Inoltre le sue posizioni sul matrimonio omosessuale e sull’aborto (secondo la rivelazione di due parlamentari avrebbe scritto al re del Belgio esortandolo a firmare la legge che lo consentiva) non sembrano in sintonia con il Magistero della Chiesa. E anche con quello che papa Francesco afferma. 


Articolo di Le Vif(la traduzione è nostra)

Godfried Danneels ha lavorato per anni
all’elezione di Papa Francesco

di Walter Pauli

23 settembre 2015



Gli storici della Chiesa, Jürgen Mettepenningen e Karim Schelkens, hanno appena pubblicato una biografia del Cardinale Godfried Danneels, nella quale l’arcivescovo appare come un difensore della Chiesa moderna. Egli avrebbe anche lavorato per anni all’elezione di Papa Francesco.

L’Arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, opposto al crescente potere di Ratzinger e della sua cricca in Vaticano, a partire dal 1996 incominciò ad organizzare delle riunioni “segrete” di vescovi e di cardinali a San Gallo in Svizzera. Questi incontri erano vagamente a conoscenza di certi specialisti, ma solo in questa biografia di Jürgen Mettepenningen e Karim Schelkens sono presenti dei resoconti dettagliati delle attività del “gruppo di San Gallo”.
Nel 1999 Danneels si unì al gruppo, del quale facevano già parte il vescovo olandese Adriaan Van Luyn, i cardinali tedeschi Walter Kasper e Karl Lehman, l’inglese Basil Hume e l’italiano Achille Silvestrini. Per Danneels e gli altri si trattava di “vacanze spirituali”, una forma di consolazione e di mutuo sostegno in un periodo buio.

Il Vaticano inviò il sinistro Cardinale Camillo Ruini per sondare di cosa si trattasse, ma questi fece fiasco. Contemporaneamente il “gruppo di San Gallo” cercava di influenzare i comportamenti del Vaticano. La domanda che ci si poneva in modo sempre più pressante era: “Che succederà dopo Giovanni Paolo II? Come evitare che Ratzinger diventi papa?”

Al momento del conclave del 2005, Ratzinger si dimostrò molto forte. Danneels e gli altri membri del “gruppo San Gallo” riuscirono a malapena a nascondere la loro delusione e attribuirono alla stanchezza la loro mancanza di entusiasmo. Tuttavia, la loro analisi fondamentale circa la necessità che si rinnovasse l’apparato del Vaticano e che il messaggio della Chiesa dovesse essere molto più ottimista, si dimostrò premonitore. Il pontificato di Ratzinger fu una catastrofe e la Chiesa soffrì per le storie di costume e di corruzione.
Danneels fu anche coinvolto negli scandali: venne indotto dal vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, a passare gli alimenti alla famiglia del nipote, col quale aveva avuto una “piccola relazione”, e fu sospettato nell’“Operazione Calice”.

Tuttavia, l’elezione di Mario Bergoglio mise fine a questo periodo buio. “L’elezione di Bergoglio venne preparata a San Gallo, su questo non c’è alcun dubbio; e le grandi linee del suo programma sono quelle di cui discutevano Danneels e i suoi confratelli da più di dieci anni” scrive Schelkens.

D’altronde, il 13 marzo 2013 [giorno dell’elezione di Mario Bergoglio], al fianco del nuovo Papa Francesco, era presente una vecchia conoscenza: Godfried Danneels. Ufficialmente in quanto decano dei cardinali-preti, ma in realtà perché aveva lavorato per anni come procuratore discreto di un papa capace di dare un avvenire alla “sua” chiesa.

"Godfried Danneels ha lavorato per anni con l'elezione di Papa Francesco"




"Godfried Danneels ha lavorato per anni con l'elezione di Papa Francesco"

23.09.15 a 15:58 - Aggiornamento sulla 25/09/15 alle 11:45
Fonte: Knack
Gli storici della Chiesa Jürgen Mettepenningen e Karim Schelkens appena pubblicato una biografia del cardinale Godfried Danneels, in cui l'arcivescovo appare come un difensore della Chiesa moderna. Ha anche lavorato per anni presso l'elezione di Papa Francesco.
"Godfried Danneels ha lavorato per anni con l'elezione di Papa Francesco"
Godfried Danneels © BELGA
Opposto al crescente potere di Ratzinger e la sua cricca in Vaticano, l'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini ha cominciato a organizzare incontri "segreti" di vescovi e cardinali a San Gallo in Svizzera nel 1996. Questi incontri sono stati vagamente noto per alcuni esperti, ma non c'è mai stato un rapporto dettagliato anche le attività del "gruppo di San Gallo" nella biografia di Jürgen Mettepenningen e Karim Schelkens. Nel 1999, Danneels è entrato nel gruppo nel quale comprendeva anche l'olandese Vescovo Adriaan van Luyn, cardinale tedesco Walter Kasper e Karl Lehman, gli inglesi e italiani Basil Hume Achille Silvestrini. Per Danneels e gli altri, erano "vacanza spirituale", una forma di consolazione e di sostegno reciproco in un momento buio.
Il Vaticano ha inviato il cardinale Camillo Ruini la perdita per capire di cosa si trattasse, ma ha disegnato un vuoto. Allo stesso tempo, il "Gallo Gruppo S.", cercando di influenzare le azioni del Vaticano. La domanda che è sorto più precisamente era: "Cosa succederà dopo Giovanni Paolo II Come prevenire Ratzinger è diventato Papa?"
Al conclave del 2005, Ratzinger si è dimostrato troppo forte. Danneels e gli altri membri del gruppo di San Gallo a malapena riusciti a nascondere la loro delusione.Hanno messo la loro mancanza di entusiasmo a causa della stanchezza. Ma la loro analisi fondamentale, che l'apparato Vaticano aveva bisogno di essere innovato e il messaggio della Chiesa doveva essere molto più ottimista, era preveggente. Il pontificato di Ratzinger si rivolse al disastro e alla Chiesa gemeva sotto i casi di sesso e corruzione. Spinto dalla Bruges vescovo Roger Vangheluwe in un'intervista con la famiglia del nipote con il quale aveva avuto un "piccolo rapporto" e sospetta nell'Operazione Calice, Danneels è stato anche coinvolto in scandali.
Tuttavia, l'elezione di Jorge Mario Bergoglio finisce questo periodo buio. "L'elezione di Bergoglio abbinato l'obiettivo di San Gallo, è senza dubbio. E i contorni del suo programma sono quelli Danneels ei suoi colleghi stavano discutendo da oltre dieci anni", scritto Schelkens.
Il 13 marzo 2013, una vecchia conoscenza si è tenuta anche a fianco del nuovo Papa Francesco Godfried Danneels. Ufficialmente, era lì come il decano dei cardinali-preti, ma in realtà ha lavorato per anni come un creatore di re discreti di un papa in grado di fare un futuro nella "sua" chiesa.

CORREZIONE

L'articolo "Godfried Danneels ha lavorato per anni con l'elezione di Papa Francesco" ha un errore storico commesso dopo l'approvazione e la correzione delle loro citazioni dagli autori. L'ultimo paragrafo non è stato riprodotto come era stato indicato nella correzione di cui sopra.
Il paragrafo errata (che abbiamo cambiato nel frattempo) è stato :. "L'elezione di Bergoglio è stata preparata in San Gallo, è chiaro e il contorno del programma sono quelli Danneels e co discusso per oltre dieci anni. "
Tuttavia, la corrispondenza con il giornalista cita il seguente passaggio: "L'elezione di Bergoglio abbinato l'obiettivo di San Gallo, è chiaro e il contorno del programma sono quelli Danneels ei suoi colleghi stavano discutendo di più. dieci anni ".
Mentre il brano originale non è stato raggiunto, il lettore ha l'impressione che il gruppo di San Gallo è una lobby. Questo non è corretto e anche il Gruppo di San Gallo non era più soddisfatta dopo il 2006, sette anni prima del conclave per eleggere il Papa Francesco. Dal momento che il passaggio che vogliamo rettificare è ripreso dai media internazionali, è importante per la comprensione della realtà storica e la nostra integrità come storici e biografi della Chiesa del cardinale Danneels che questo sfortunato adattando la nostra citazione è corretta.
Karim Schelkens e Jürgen Mettepenningen