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giovedì 20 luglio 2017

I tre nemici del Papa. “Attacco a Ratzinger”

di Massimo Introvigne
Attacco a Ratzinger. Accuse, scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI (Piemme, Milano 2010) dei vaticanisti Paolo Rodari e Andrea Tornielli non è né una storia né un’analisi sociologica del pontificato di Benedetto XVI. Si tratta invece di eccellente giornalismo, e di una cronaca attenta ai particolari e ai retroscena degli attacchi contro Benedetto XVI, che dal 2006 a oggi ne hanno fatto il Pontefice più sistematicamente aggredito da un’incessante campagna mediatica degli ultimi anni.
Rodari e Tornielli elencano dieci episodi principali, e a proposito di ognuno forniscono dettagli in parte inediti. La prima offensiva contro il Papa inizia con il discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006, il quale contiene una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo (1350-1425) giudicata da alcuni offensiva nei confronti dell’islam e dei musulmani. Ne nasce una grande campagna contro Benedetto XVI, alimentata sia da organi di stampa occidentali sia dal fondamentalismo islamico, che degenera in episodi violenti. A Mogadiscio, in Somalia, è perfino uccisa una suora.
Già in questo primo episodio l’analisi degli autori mostra all’opera tutti gli ingredienti delle crisi successive. Un buon numero di media, anzitutto occidentali, estrapolano la citazione dal contesto e sbattono la notizia della presunta offesa ai musulmani in prima pagina. Al coro di questi media – secondo elemento, che non va mai trascurato – si uniscono esponenti cattolici ostili al Papa, in questo caso personaggi come l’islamologo gesuita Thomas Michel, rappresentante a suo modo tipico di un establishment del dialogo interreligioso smantellato da Benedetto XVI per il suo buonismo filo-islamico tendente al relativismo. Intervistati dalla stampa internazionale questo cattolici lanciano un "attacco frontale a Benedetto XVI" (p. 26), essenziale per rendere credibili le polemiche della stampa laicista. Ma in terzo luogo Rodari e Tornielli non mancano di rilevare una certa debolezza nel sistema di comunicazione vaticano, molto lento rispetto alla velocità delle polemiche nell’era di Internet e non sempre capace di prevedere in anticipo le conseguenze delle parole più "forti" del Papa, prendendo per tempo le necessarie contromisure. 
Tornando però dal discorso di Ratisbona come evento mediatico al discorso di Ratisbona come documento, gli autori riportano l’opinione dello specialista gesuita padre Khalil Samir Khalil secondo cui non si è trattato affatto di una gaffe del Papa bisognosa di correzione, ma di un passaggio integrale e ineludibile in un’analisi sui problemi dell’islam contemporaneo e sulla sua difficoltà a impostare correttamente il rapporto fra fede e ragione. Paradossalmente, rilevano gli autori, queste motivazioni profonde del passaggio sull’islam nel testo di Ratisbona sono state comprese da molti intellettuali musulmani, ma rimangono ostiche o ignorate per la grande stampa dell’Occidente.

Emerge dunque uno schema in tre stadi – errori di comunicazione della Santa Sede, aggressione della stampa laicista, ruolo essenziale di cattolici ostili a Benedetto XVI nel supportare quest’aggressione – che si ritrova in tutti gli altri episodi, con poche varianti. Il ruolo del dissenso progressista appare particolarmente cruciale nelle campagne successive al motu proprio del 2007 Summorum Pontificum, che liberalizza la Messa con il rito detto di san Pio V, e alla remissione della scomunica nel 2009 ai quattro vescovi a suo tempo consacrati da mons. Marcel Lefebvre (1905-1991). Nel primo caso Rodari e Tornielli descrivono un quadro sconfortante di resistenza di liturgisti, riviste cattoliche, intellettuali con un accesso diretto ai grandi media come Enzo Bianchi ma anche vescovi e intere conferenze episcopali che si agitano, si riuniscono, arruolano la stampa laicista e tramano in mille modi per sabotare il motu proprio. La posta in gioco, notano giustamente gli autori che si riferiscono in particolare a uno studio di don Pietro Cantoni pubblicato sulla rivista di Alleanza Cattolica Cristianità, non è solo la liturgia ma l’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Chi combatte il motu proprio difende l’egemonia di quell’interpretazione del Vaticano II in termini di discontinuità e di rottura con tutta la Tradizione precedente che Benedetto XVI ha tentato in molti modi di correggere e scalzare.
Il caso della remissione della scomunica ai vescovi "lefebvriani" si è trasformato come è noto nel "caso Williamson". Il Papa è stato oggetto di durissimi attacchi quando è emerso che uno dei quattro vescovi consacrati da mons. Lefebvre, mons. Richard Williamson, è un sostenitore di tesi in tema di Olocausto che negano l’esistenza delle camere a gas e riducono il numero di ebrei uccisi dal nazional-socialismo a non più di trecentomila. Al di là del merito della questione, è evidente che la Santa Sede non condivide queste tesi – lo stesso Benedetto XVI le ha ripetutamente condannate – e che qualunque persona dotata di buon senso sarebbe stata in grado di rendersi conto che un provvedimento in qualche modo favorevole a un sostenitore della posizione "revisionista" sull’Olocausto non avrebbe mancato di scatenare una tempesta mediatica. Il problema, dunque, è quando la Santa Sede è venuta a conoscenza delle tesi di mons. Williamson in tema di Olocausto. 
Rodari e Tornielli ricostruiscono la vicenda in modo minuzioso, e concludono che un appunto sul tema era stato indirizzato da vescovi svedesi tramite la nunziatura apostolica in Svezia – il Paese dove nel novembre 2008 mons. Williamson aveva rilasciato a un’emittente televisiva non l’unica ma la più recente e articolata sua intervista sull’argomento – alla Segreteria di Stato, dove era stato sottovalutato nella sua potenziale portata e gestito da funzionari minori responsabili dei rapporti con la Scandinavia. Quando dalla televisione svedese la notizia passa sul settimanale tedesco Spiegel e di lì ai media di tutto il mondo, il 21 gennaio 2009, il decreto di remissione della scomunica non è ancora stato pubblicato, è vero, ma è già stato trasmesso il 17 gennaio ai vescovi "lefebvriani" interessati. Non è dunque più possibile ritirarlo o modificarlo. Secondo gli autori ha tuttavia costituito un errore di comunicazione da parte della Santa Sede non accompagnare immediatamente la pubblicazione, avvenuta il 24 gennaio 2009, con una chiara precisazione sul fatto che la remissione delle scomuniche non ha nulla a che fare con le tesi di Williamson sull’Olocausto, che il Papa in nessun modo condivide. Questa precisazione è venuta solo diversi giorni dopo, dando l’impressione che la Santa Sede si trovasse in imbarazzo e sulla difensiva. Inoltre, come il Papa stesso ha rilevato nella sua lettera dell’11 marzo 2009 sul tema, già prima dell’intervista rilasciata in Svezia le posizioni di mons. Williamson comparivano su diversi siti Internet e "seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’Internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie". 
Dalla lettera di Benedetto XVI, notano gli autori, emergono altri due elementi. Il primo è la grandezza d’animo di un Papa che si assume personalmente la responsabilità di ogni errore eventualmente commesso, rompendo con una lunga prassi secondo cui in questi casi ogni colpa è attribuita ai collaboratori. Il secondo è che, pur essendo evidente che al momento della firma del decreto Benedetto XVI non conosceva le posizioni di mons. Williamson sull’Olocausto, anche in questo caso la campagna della stampa laicista ha avuto successo a causa dell’immediato attacco al Papa da pa
rte di noti esponenti cattolici che hanno inteso così "vendicarsi" del motu proprio. Scrive lo stesso Pontefice: "Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco". 
I tempi del caso Williamson non sono casuali. Gli autori ricordano come sia stata ipotizzata nella diffusione mondiale delle notizie sul vescovo "revisionista" proprio in concomitanza con la remissione della scomunica la regia di una coppia di giornaliste lesbiche francesi note per le loro campagne anticlericali e per la "vicinanza al Grande Oriente di Francia" (p. 99), cioè alla direzione della massoneria francese, Fiammetta Venner e Caroline Fourest. Secondo Rodari e Tornielli l’intervista svedese con mons. Williamson "non è concordata in precedenza. Il giornalista si presenta al seminario e riesce a ottenere il colloquio con Williamson" (p. 88). Sembra dunque che mons. Williamson non abbia "organizzato" l’episodio. Tuttavia alla data dell’intervista la notizia secondo cui il Papa stava per firmare il decreto di remissione delle scomuniche circolava già su Internet. Gli autori si chiedono chi abbia armato il microfono dell’oscuro giornalista svedese Ali Fegan. Personalmente mi pongo qualche interrogativo anche su mons. Williamson, il quale sapeva certamente dell’imminente remissione delle scomuniche, è notoriamente critico su ogni ipotesi di compromesso con Roma della Fraternità San Pio X di mons. Lefebvre e come minimo si è comportato con il cronista svedese in modo davvero molto imprudente.

Il ruolo dei cattolici progressisti era già emerso in altre due campagne contro Benedetto XVI, particolarmente gravi perché coronate da successo. Due vescovi regolarmente scelti dal Papa avevano dovuto rinunciare alle cariche: mons. Stanislaw Wielgus, nominato primate di Polonia, a causa della scoperta di documenti relativi a una sua collaborazione giovanile con i servizi segreti del regime comunista, e mons. Gerhard Wagner, nominato vescovo ausiliare di Linz, in Austria, contro cui si erano sollevati il clero e anche molti vescovi austriaci a causa di dichiarazioni sulla natura di castigo di Dio dell’uragano Katrina, sul carattere satanico dei romanzi del ciclo di Harry Potter e sulla possibilità di curare l’omosessualità tramite terapie riparative. Come notano gli autori, le opinioni di mons. Wagner su tutti e tre i temi sono condivise da molti nella Chiesa – lo stesso cardinale Ratzinger aveva espresso simpatia nel 2003 per un libro critico su Harry Potter di una studiosa tedesca sua amica, pur ammettendo di non avere letto i relativi romanzi – ma è anche vero che il prelato austriaco le aveva espresse in toni particolarmente accesi.
I due casi, spiegano gli autori, sono meno lontani di quanto sembri a prima vista. Anche mons. Wielgus, per quanto denunciato per la prima volta da "cacciatori di collaborazionisti" di destra, è stato poi attaccato sistematicamente da una stampa polacca che lo avversava non tanto per il suo passato di collaboratore con i servizi segreti comunisti – un passato condiviso da oltre centomila persone in Polonia, tra cui numerosi sacerdoti e diversi vescovi – quanto per il suo presente di vescovo particolarmente conservatore. Se nel caso di mons. Wielgus, che aveva maldestramente cercato di nascondere documenti sul suo passato, l’accettazione delle dimissioni era inevitabile, non si possono non condividere alcune perplessità degli autori sul caso di mons. Wagner. Cedere alle pressioni di una parte del clero e dell’episcopato austriaco – guidato nel caso Wagner da un sacerdote che poco dopo ha ammesso pubblicamente di vivere da anni in una situazione di concubinato – ha innescato in Austria una contestazione globale nei confronti della Santa Sede, in cui sono sempre più apertamente coinvolte le massime gerarchie cattoliche del Paese e che a tutt’oggi non appare risolta.
Nel marzo 2009 con il viaggio del Papa in Africa l’attacco entra in una fase nuova. Sull’aereo che lo porta in Camerun come di consueto Benedetto XVI risponde alle domande dei giornalisti. A un cronista francese che gli pone una domanda sull’AIDS il Papa risponde che la distribuzione massiccia di preservativi non risolve ma aggrava il problema. Il Papa, rilevano gli autori, tecnicamente ha ragione e nei giorni successivi lo confermeranno fior di immunologi: favorendo la promiscuità sessuale e creando una falsa illusione di sicurezza le politiche basate sul preservativo hanno regolarmente aggravato il problema AIDS nei Paesi dove sono state sperimentate. Ma la risposta del Papa occupa le cronache internazionali per tutto il viaggio, facendo ignorare almeno in Europa e negli Stati Uniti i profondi insegnamenti sulla crisi del continente africano – e la puntuale denuncia delle malefatte delle istituzioni internazionali e di alcune multinazionali in Africa: che fosse proprio questo lo scopo?
Non sorprende ormai più la discesa in campo contro il Papa dei soliti teologi progressisti. Ma il fatto nuovo è l’intervento dei governi: Spagna, Francia e Germania chiedono al Papa di scusarsi, al Parlamento Europeo una mozione di censura del Pontefice non passa ma raccoglie comunque 199 voti. In Belgio una mozione analoga è invece votata dal Parlamento e provoca una dura risposta vaticana, innescando una crisi diplomatica senza precedenti tra i due Paesi che prepara gli atteggiamenti maneschi della polizia belga nella successiva vicenda dei preti pedofili.
Due attacchi citati da Rodari e Tornielli sono interessanti perché non vengono "da sinistra" ma "da destra", e mostrano che anche persone di solito rispettose sono indotte dal clima generale a usare nei confronti del Papa e dei suoi collaboratori un linguaggio che in altri tempi non si sarebbero permesso. Si tratta delle critiche di un mondo cattolico conservatore in tema di economia all’enciclica Caritas in veritate del 2009, giudicata da studiosi statunitensi come George Weigel e Michael Novak ingiustamente ostile al modello di capitalismo prevalente negli Stati Uniti, e delle polemiche sul terzo segreto di Fatima e sull’asserita esistenza di una parte del testo tenuta ancora segreta dal Vaticano. Sul merito si può certo discutere – anche se sull’enciclica gli studiosi americani sembrano soprattutto stizziti per non essere stati consultati, com’era invece avvenuto per testi di Giovanni Paolo II – ma il tono e i veleni sono comunque segnali di un clima malsano.
La stessa apertura agli anglicani che, delusi dalle aperture della loro comunità al sacerdozio femminile e al matrimonio omosessuale, tornano a Roma, se è avversata "da sinistra" come pericolosa per l’ecumenismo – ma quale ecumenismo è possibile con chi celebra in chiesa matrimoni gay? – è attaccata anche "da destra" perché, prevedendo percorsi di accoglienza nella Chiesa Cattolica di sacerdoti anglicani sposati, sembra compromettere la difesa del celibato. Anche qui quella che è più grave è l’incomprensione del carattere globale dell’attacco al Papa da parte di certi sedicenti "conservatori", che gettano benzina anziché acqua sul fuoco.
Le altre nove crisi impallidiscono comunque di fronte alla decima, relativa ai preti pedofili. Dal momento che gli autori citano ampiamente e riprendono materiale dal mio libro Preti pedofili (San Paolo, Cinisello Balsamo 2010), sostanzialmente condividendone l’impostazione, forse non debbo qui riassumere l’ampia sezione del libro dedicata al tema e posso permettermi di rimandare al mio testo. Il libro di Rodari e Tornielli ribadisce, contro le critiche assurde che purtroppo sono venute anche da vescovi e cardinali, quanto anch’io ho sottolineato: se c’è stato nella Chiesa un prelato durissimo nei c
onfronti dei preti pedofili, tanto da essere accusato di violare il loro diritto alla difesa e di essersi scontrato sul punto con numerosi colleghi vescovi, questi è stato il cardinale Ratzinger quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Presentarlo al contrario come tollerante sul punto è semplicemente ridicolo, eppure trova talora credito tra i lettori meno informati dei quotidiani. 
Semmai gli autori si chiedono se gli ostacoli che il cardinale Ratzinger ebbe a incontrare negli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II – quando le sue richieste di ancor maggiore severità non sempre furono accolte – non gettino un’ombra sul grande Papa polacco e non rischino perfino di compromettere la sua causa di beatificazione. In effetti nella causa in corso il problema è stato affrontato. Ma si è concluso, giustamente, che taluni freni all’opera del cardinale Ratzinger risalgono agli ultimi anni del pontificato wojtyliano, quando Giovanni Paolo II, sempre più gravemente malato, non seguiva più personalmente queste vicende delegandole a collaboratori cui vanno dunque girate eventuali critiche.

In conclusione Rodari e Tornielli si chiedono se si possa parlare di un complotto contro il Papa, citando varie opinioni tra cui la mia in un’intervista che ho loro rilasciato specificatamente per questo volume. La loro conclusione è che ci siano in atto tre diversi attacchi a Benedetto XVI da parte di tre diversi nemici. Il primo è costituito dalla galassia di lobby laiciste, omosessuali, massoniche, femministe, delle case farmaceutiche che vendono prodotti abortivi, degli avvocati che chiedono risarcimenti miliardari per i casi di pedofilia. Questa galassia, troppo complessa perché si possa ritenere che risponda a una sola regia, dispone però grazie alle nuove tecnologie dell’informazione di un potere che nessun altro nemico della Chiesa ha avuto nell’intera storia umana e vede nel Papa il principale ostacolo alla costruzione di una universale dittatura del relativismo in cui Dio e i valori della vita e della famiglia non contano. Un ostacolo che dev’essere spazzato via a tutti i costi e con ogni mezzo. 
Queste lobby hanno successo perché hanno arruolato un secondo nemico del Papa costituito dal progressismo cattolico e da quei cattolici e teologi – tra cui non pochi vescovi – i quali vedono la loro autorità e il loro potere nella Chiesa minacciato dallo smantellamento da parte di Benedetto XVI di quella interpretazione del Concilio in termini di discontinuità e di rottura con la Tradizione su cui hanno costruito per decenni carriere e fortune. Le interviste ai cattolici progressisti permettono ai media laicisti di rappresentare la loro propaganda non come anticattolica ma come sostegno contro il Papa reazionario che vuole "abolire il Concilio", cioè mettere in discussione il suo presunto "spirito", dal momento che la lettera dei documenti conciliari dai giornalisti anticattolici non è neppure conosciuta e dai loro compagni di strada "cattolici adulti" è giudicata irrilevante. 
In terzo luogo, Benedetto XVI ha anche un terzo nemico, inconsapevole e involontario ma non per questo meno pericoloso. Ci sono "’attacchi’ involontariamente autoprodotti a causa delle numerose imprudenze e dei frequenti errori dei collaboratori" (p. 313) del Papa. Gli autori riportano diversi pareri sulla difficoltà di comunicazione della Santa Sede nell’epoca non solo di Internet ma di Facebook e di una telefonia mobile collegata al Web che fa sì che le notizie arrivino a centinaia di milioni di persone – per esempio i cinquecento milioni di utenti Facebook attivi ogni giorno – pochi secondi dopo essere state lanciate e siano archiviate come vecchie dopo qualche ora. Se una notizia falsa non è smentita entro due o tre ore, se a un attacco non si risponde al massimo entro ventiquattr’ore le possibilità di replica efficace si riducono a poco più di zero.

Se tutto questo è vero, le opinioni di chi, intervistato dagli autori, rimpiange il precedente portavoce pontificio, il laico dottor Joaquín Navarro Valls, giudicandolo più scaltro del suo successore gesuita padre Federico Lombardi, possono essere dibattute all’infinito ma forse non vanno al cuore del problema. È il modo di comunicare che è cambiato radicalmente, ed è cambiato dopo la morte di Giovanni Paolo II perché il problema non è Internet ma il numero sempre maggiore di persone – centinaia di milioni, appunto, non piccole élite – che a Internet sono collegate ventiquattro ore su ventiquattro tramite gli smartphone, i netbook o i vari iPad, e hanno un tempo di reazione a richieste o provocazioni che si misura in minuti e non più in ore. Sul punto il libro del giornalista italiano Marco Niada Il tempo breve (Garzanti, Milano 2010) dovrebbe forse essere letto anche da qualche vaticanista.
Benedetto XVI non è inconsapevole di questi attacchi. È molto interessato alle nuove tecnologie e alla necessità di migliorare le strategie di comunicazione della Santa Sede. Ma, concludono Rodari e Tornielli, è anche molto sereno. È disponibile a seguire i problemi che la rivoluzione delle comunicazioni – una rivoluzione forse non meno importante di quella degli anni 1960 in tema di morale e di crisi dell’autorità – pone alla Chiesa, ma non a inseguirli. Insiste sul fatto che la salvezza della Chiesa perseguitata non verrà dalle strategie, dalle diplomazie, dalle tecnologie – per quanto queste siano importanti e non vadano trascurate – ma dalla fedeltà alla preghiera, alla meditazione, al Cristo crocefisso. È probabile che abbia ragione non solo, com’è ovvio, sul piano spirituale ma anche su quello culturale e sociologico, dove alla Chiesa non si chiede d’imitare i modelli dominanti ma di essere se stessa. Non tutti, anche tra i cattolici, sembrano averlo compreso.
Fonte: http://blog.messainlatino.it/

domenica 9 luglio 2017

PROFEZIE SUL PAPA E SULLA CHIESA DEI NOSTRI GIORNI

IL PAPA
"Non accettate mai una sola parola contro questo Papa, neanche se provenisse dai suoi amati, perché Io lo amo con un particolarissimo amore. Egli è la Vittima pura per la pace del mondo. Mediatore universale, assieme a Me, fra Dio e gli uomini." (25 gennaio 1996, messaggio di Gesù a Catalina Rivas, Bolivia)
"Prega, figlia mia, per il Successore di Pietro, il Papa. Quanto dolore serba nel cuore il mio caro figlio! Sopporta molti attacchi, verso la Chiesa e verso la propria persona. Egli è avvolto nello splendore della mia Luce, riceve da me la protezione necessaria per andare avanti…". (29 giugno 1987, messaggio della Madonna a Gladys Quiroga de Motta, San Nicolás)
"Mi si stringe il Cuore perché il Mio Vicario è circondato e assediato da nemici che, come fiere fameliche, desidererebbero spezzare il suo cuore, formato secondo il Mio… In questo cuore vorrebbero conficcare ancora una volta la lancia che Mi aprì il costato, per assicurarsi che Io, nella Mia Chiesa, sia morto per sempre…". (14 gennaio 1996, messaggio di Gesù a Catalina Rivas, Bolivia)
"…Io sono in mezzo a voi, figlio, nella persona del mio Vicario. A lui è stata data ogni potestà per pascere gli agnelli e le pecore. Chi ama lui, ama Me; chi non ascolta lui, non ascolta Me; chi combatte lui, combatte Me; chi disprezza lui, disprezza Me… Figlio mio, bisogna stare vicini al mio Vicario, al dolce Cristo in terra, bisogna sostenerlo con la preghiera e con l’offerta della propria sofferenza. Bisogna amarlo e farlo amare…". (18 settembre 1975, messaggio di Gesù a Mons. Ottavio Michelini)
"I miei amati figli sacerdoti devono seguire il Papa, camminando assieme a lui, poiché ciò significa farlo con Cristo stesso. Giovanni Paolo II, fedele e consacrato al Cuore della Madre, nulla teme, va dove la Madre lo chiama, superando ogni ostacolo. Ha fiducia nella Madre e la sicurezza che nei momenti più difficili la Madre lo accompagna. Il suo cuore, colpito tante volte dagli avversari di Cristo, continua ad essere rafforzato da Cristo". (27 ottobre 1986, messaggio della Madonna a Gladys Quiroga de Motta, San Nicolás)
"…riempitevi della forza e della grazia dello Spirito Santo, intraprendendo il cammino e seguendo la figura luminosa del mio amatissimo Figlio, che come vostro Maestro continua ad insegnare nelle aule della nostra Madre Chiesa in chi lo rappresenta sulla terra: il Sommo Pontefice, che saggiamente opera, con sano criterio e comprensione, nella sua missione di servire l’umanità, facendo capire a tutti quale è il dovere di ogni cristiano… ecco il suo lavoro, edificare e rinnovare la coscienza degli uomini". (8 dicembre 1989, messaggio della Madonna a Maria Esperanza de Bianchini, Betania)
"…Siate tutti docili agli ammonimenti del Mio Vicario, che ho legato da molto tempo alla Mia croce. Egli vi dirà ciò che ora volete sapere e, senza la sua conferma, non prendete per veritiero e per buono niente che sia apparentemente santo. State nelle braccia della vostra Madre, nel Mio Cuore, nella volontà del nostro Padre Divino…". (18 gennaio 1996, messaggio di Gesù a Catalina Rivas, Bolivia)
PROFEZIE RIGUARDANTI IL SANTO PADRE
"…il Papa con i cardinali dovranno fuggire da Roma in circostanze tragiche per rifugiarsi in un luogo dove saranno sconosciuti. Il Papa morirà di una morte crudele nel suo esilio…" 1600, profezia di Fra’ Johannes
"La religione verrà perseguitata e i preti massacrati… Il Santo Padre sarà obbligato a lasciare Roma." XIX secolo, profezia della Beata Anna Maria Taigi, Siena
"Ho visto uno dei miei successori che fuggiva scavalcando i corpi dei suoi fratelli. Egli troverà rifugio in incognito da qualche parte e dopo un breve periodo di isolamento morirà di morte violenta." 1909, profezia di Papa Pio X
"…il Santo Padre avrà molto da soffrire…" 1917, profezia tratta dalla prima parte del segreto di Fatima rivelato a Suor Lucia dalla Madonna
"…Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni…". 1917, visione tratta dalla terza parte del segreto di Fatima rivelato a Suor Lucia dalla Madonna
"La Chiesa resterà vacante per lunghi mesi." XIX-XX secolo, messaggio di Gesù a Maria Giulia Jahenny, Blain in Francia
"Oh, che orribile visione vedo! Sta succedendo una grande rivoluzione a Roma! Stanno entrando in Vaticano. Il Papa è da solo, sta pregando. Stanno tenendo il Papa. Lo prendono con la forza. Lo picchiano fino a farlo cadere. Lo stanno legando. Oh Dio! Oh Dio! Gli stanno dando dei calci. Che scena orribile! E’ terribile!…Nostra Signora si sta avvicinando. Quegli uomini malvagi cadono a terra come cadaveri! Nostra Signora aiuta il Papa ad alzarsi prendendolo per il braccio, lo copre con il Suo mantello e gli dice: – Non temere!" Venerdì Santo 1961, visione della Ven. Elena Aiello, Calabria
"…il Papa dovrà molto soffrire." 22 agosto 1969, messaggio della Madonna alla Ven. Elena Aiello, Calabria
PROFEZIE RIGUARDANTI LA SANTA CHIESA CATTOLICA
"Verso la fine del mondo i tiranni e la gente ostile improvvisamente deruberanno di tutte le loro proprietà i prelati e i religiosi della Chiesa e li affliggeranno e martirizzeranno dolorosamente. Quelli che li sottoporranno alle maggiori violenze verranno tenuti in grande stima. Il clero non può sfuggire a queste persecuzioni, ma a causa di esse tutti i servi della Chiesa saranno costretti a condurre una vita apostolica. In quel tempo il Papa con i cardinali dovranno fuggire da Roma in circostanze tragiche per rifugiarsi in un luogo dove saranno sconosciuti. Il Papa morirà di una morte crudele nel suo esilio. Le sofferenze della Chiesa saranno molto più grandi che in ogni altro periodo della sua storia." 1600, profezia di Fra’ Johannes
"…Dio consentirà un grande male contro la Sua Chiesa: gli eretici e i tiranni verranno improvvisamente e inaspettatamente; irromperanno nella Chiesa mentre vescovi, prelati e sacerdoti sono addormentati. Entreranno in Italia e devasteranno Roma; bruceranno le chiese e distruggeranno tutto…" Profezia del XVII secolo, Ven. Bartolomeo Holzhauser
"…si perderanno le vocazioni dei religiosi. E questo sarà un vero disastro. I religiosi abbandoneranno i loro doveri sacri e si allontaneranno dalla via segnata per loro da Dio…ci sarà una formidabile e terribile guerra nella quale scorrerà il sangue di nativi e stranieri, di sacerdoti regolari e secolari e anche di monache…Quella notte sarà la più orribile, perché sembrerà all’umanità che il male abbia trionfato; e allora la mia ora sarà giunta per detronizzare l’orgoglioso Satana in una maniera sorprendente, schiacciandolo sotto il mio piede e incatenandolo negli abissi infernali, liberando così finalmente la Chiesa e la Nazione dalla sua crudele tirannia." XVII secolo, messaggio della Madonna a Madre Mariana de Jesus Torres, Quito Ecuador
"Quando il tempo del regno dell’Anticristo sarà vicino, apparirà una falsa religione che negherà l’unità di Dio e si opporrà alla Sua Chiesa… Ciò causerà il più grande scisma che il mondo abbia mai conosciuto." Profezia del XVIII secolo di Suor della Natività, Fougères Francia
"…La religione verrà perseguitata e i preti massacrati. Le chiese verranno chiuse, ma solo per poco tempo. Il Santo Padre sarà obbligato a lasciare Roma." XIX secolo, profezia della Beata Anna Maria Taigi, Siena
"Ci sarà una lotta a Roma contro il Papa. Vedo molti vescovi e sento una voce che dice: «Catastrofico!»" 9 giugno 1946, messaggio della Madonna a Ida Peerdeman, Amsterdam
"La Chiesa di Roma corre il pericolo di uno scisma. Metti in guardia i tuoi sacerdoti. Fagli porre fine a quelle false teorie sull’Eucarestia, i sacramenti, la dottrina, il sacerdozio, il matrimonio e la pianificazione familiare. Sono stati sviati dallo spirito menzognero – da Satana – e confusi dalle idee del modernismo. Gli insegnamenti e le leggi divine sono valide per tutti i tempi e applicabili ad ogni periodo." 31 maggio 1965, messaggio della Madonna a Ida Peerdeman (Amsterdam) e destinato al Papa, a cui è rivolto questo suo appello
"…Dal 1972 comincerà il tempo di Satana e il tempo delle grandi prove… i cardinali si opporranno ai cardinali, i vescovi ai vescovi…" 13 Agosto 1951, messaggio della Madonna a Teresa Musco, Caiazzo (Caserta)

dossier segreto "Cardinal Siri" compilato dal Federal Bureau of Investigation (FBI) in data 10 aprile 1961 per il Dipartimento di Stato americano

L'FBI racconta

Quando Siri nel 1958
divenne Papa Gregorio XVII

di Rino Di Stefano
 
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(Il Giornale, Mercoledì 6 Aprile 2005)
Il cardinale Siri in un disegno dell'epocaIl cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, nel conclave del 26 Ottobre 1958 venne eletto papa con il nome di Gregorio XVII ma due giorni dopo, su pressione dei cardinali francesi, fu costretto a dare le dimissioni in quanto, secondo i servizi di sicurezza del Vaticano, la sua elezione avrebbe determinato l'assassinio di diversi vescovi dietro la Cortina di Ferro comunista. La notizia, ampiamente documentata, fa parte del dossier segreto "Cardinal Siri" compilato dal Federal Bureau of Investigation (FBI) in data 10 aprile 1961 per il Dipartimento di Stato americano.
Il dossier è rimasto secretato fino al 28 Febbraio 1994 quando, scaduti i termini della classificazione grazie alla legge Freedom of Information Act, è stato possibile accedere al documento. Il primo a leggere quel dossier segreto fu Paul L. Williams, consulente dell'FBI e giornalista investigativo, che nel 2003 diede alle stampe il libro "The Vatican Exposed: Money, Murder, and the Mafia", pubblicato negli Stati Uniti dalla Prometheus Books.
Secondo il resoconto di Wililams, tutto cominciò nel 1954 quando il conte Della Torre, editore dell' "Osservatore Romano", informò l'allora pontefice Pio XII delle simpatie che il cardinale Angelo Roncalli (che più tardi diventerà Papa Giovanni XXIII) nutriva per i comunisti. A quanto pare anche altri esponenti della cosiddetta «Nobiltà Nera', cioè l'aristocrazia vaticana, espressero Io stesso tipo di timori al Papa.
Il cardinale SiriLa notizia giunse ben presto nell'ambasciata americana di via Veneto dove agenti della Cia e dell'FBI vennero immediatamente attivati per scoprire le eventuali simpatie del cardinale Roncalli. Le indagini, inoltre, vennero estese anche a Monsignor Giovanni Battista Montini, che più tardi salirà al trono di Pietro col nome di Papa Paolo VI.
Williams a questo punto racconta che Papa Pio XII, proprio per evitare che la Chiesa potesse uscire dai suoi canoni tradizionali, indicò il cardinale Giuseppe Siri come suo successore. Siri, come ben sanno i genovesi, era fortemente anticomunista e un intransigente tradizionalista in materia di dottrina della Chiesa. Inoltre era conosciuto anche come un ottimo organizzatore.
Dopo la morte di Pio XII venne dunque il giorno del conclave. Era il 26 Ottobre del 1958 e i cardinali si riunirono in assise nella Cappella Sistina per eleggere il nuovo Papa. Ciò che avvenne in quelle ore è rimasto nella più assoluta riservatezza e lo stesso Siri preferirà tacere per tutta la vita sul suo segreto piuttosto di rivelare quanto accadde.
Secondo gli agenti dell'FBI, che quindi in qualche modo raccolsero le informazioni riservate di alcuni cardinali presenti nel conclave, al terzo ballottaggio Siri raggiunse i voti necessari e venne eletto Papa col nome di Gregorio XVII. La notizia venne subito ufficializzata con la tradizionale fumata bianca che annunciò al mondo l' "Habemus Papam". Non solo. Quello stesso giorno alle 18 la notizia venne annunciata con gioia dalla Radio Vaticana. L'annunciatore disse: "Il fumo è bianco...non c'è alcun dubbio. Un Papa è stato eletto".
Piazza San PietroMa il nuovo Papa non fece alcuna uscita in pubblico. La gente in piazza San Pietro aspettava trepidante, ma la finestra non si apriva. Ad un certo punto a qualcuno vennero dei dubbi. Vuoi vedere che quel fumo non era poi così bianco? Forse era un po' grigio... A quel punto, per dissipare qualsiasi dubbio, Monsignor Santaro, segretario del conclave dei cardinali, annunciò che il fumo in effetti era bianco e che un nuovo Papa era stato eletto.
Ma l'attesa continuava senza alcun esito. Quella sera la Radio Vaticana annunciò che il risultato era incerto. L'indomani, il 27 Ottobre 1958, un quotidiano del Texas, "The Houston Post" pubblicò un articolo il cui titolo diceva "I cardinali hanno fallito a eleggere il Papa in 4 ballottaggi: confusione nei segnali di fumo ha causato un falso responso".
Ma, a quanto pare, quel responso era stato invece valido. Anche al quarto ballottaggio, secondo le fonti dell'FBI, Siri ottenne i voti necessari per essere eletto pontefice. Ma i cardinali francesi, mostrando i rapporti confidenziali dei servizi di sicurezza del Vaticano, chiesero a Siri di rinunciare al papato in quanto la sua elezione "avrebbe causato disordini e l'assassinio di diversi vescovi dietro la Cortina di Ferro".
Lo stemma del VaticanoI cardinali proposero quindi di eleggere un "Papa di transizione" nella persona del cardinale Federico Tedeschini, ma l'interessato era in condizioni di salute troppo precarie per poter accettare. Infine il terzo giorno, l'assemblea si mise d'accordo per eleggere il cardinale Roncalli, Papa Giovanni XXIII.
Fin qui il racconto di Paul L. Wililams. Secondo un altro giornalista e scrittore francese, Louis Hubert Remy, nel conclave del 21 giugno 1963 un'altra volta Giuseppe Siri stava per essere "rieletto" Papa. Ma ancora una volta qualcuno fece osservare che la Chiesa sarebbe stata perseguitata se un personaggio come il cardinale genovese fosse mai stato eletto Pontefice. E ancora una volta Siri calò il capo lasciando il posto a Paolo VI.
Il 18 maggio 1985 Louis Hubert Remy, l'amico Francois Dallas e il Marchese de la Franquerie, personaggio molto conosciuto nella Curia romana, vennero ricevuti dal cardinale Siri nel suo studio di via San Lorenzo, a Genova. Ad un certo punto Remy domandò a Siri se era vero quanto si diceva circa la sua elezione a Papa. "Egli stette per lunghi attimi in silenzio, quindì alzò gli occhi al cielo con un senso di sofferenza e dolore, unì le mani e, pesando le parole con gravità, disse: ‘Sono legato dal segreto' - racconta Remy - Quindi, dopo un lungo silenzio, pesante per tutti noi, disse ancora: ‘Sono legato dal segreto. Questo segreto è orribile. Potrei scrivere libri sui diversi conclavi. Cose molto serie sono accadute in quelle occasioni. Ma non posso dire nulla".
E il suo segreto, sempre che siano vere le fonti che rivelarono quelle indiscrezioni, se lo portò nella tomba.

Il suo modello:
Papa Gregorio XVI

Papa Gregorio XVIMa perché il cardinale Siri avrebbe deciso di chiamarsi Gregorio XVII, riferendosi così al pontefice Gregorio XVI? Basta dare un'occhiata alla biografia di quest'ultimo per capire la vicinanza che Siri doveva sentire nei riguardi di Bartolomeo Alberto, diventato sacerdote con il nome di fra Mauro Cappellari e quindi papa Gregorio XVI dal 2 Febbraio 1831 Un'immagine di Roma nei primi anni del 1800all'1 Giugno 1846. Gregorio XVI passò infatti alla storia come uno dei pontefici più conservatori e antiliberali che la Chiesa abbia mai avuto. E Siri, come chi lo conosceva sapeva bene, era assolutamente conservatore e ostile ad ogni innovazione nell'ambito della dottrina cattolica. Sua, tra l'altro, è la frase che "l'Aids è un castigo di Dio".
Ma vediamo di sapere qualcosa di più intorno a Gregorio XVI. Bartolomeo Alberto nacque a Belluno nel 1765 e nel 1783 entrò nel convento dei Camaldolesi di San Michele di Murano dove fu ordinato sacerdote nel 1787 col nome di fra Mauro Cappellari. Già nel 1799 si fece un certo nome pubblicando un volume nel quale esaltava il trionfo della Santa Sede e della Chiesa contro gli assalti degli innovatori, a difesa del potere temporale e dell'infallibilità papale, attaccando le tesi dei febroniani e dei giansenisti.
Fu proprio per questo che nel 1814 venne chiamato a Roma dove nel 1823 divenne vicario generale dei camaldolesi. Fu Leone XII nel 1826 a nominarlo cardinale con il titolo di San Callisto e prefetto di Propaganda Fide. Nel 1829 fu quindi candidato al conclave e, subito dopo la morte di Pio VIII, uno dei più lunghi conclave della storia vaticana (14 Dicembre 1830-2 Febbraio 1831) lo elesse papa col nome di Gregorio XVI.
Erano tempi molto caldi. Nel luglio di quello stesso anno scoppiò una rivoluzione in Francia le cui idee immediatamente si propagarono in Italia provocando le insurrezioni di Bologna, Pesaro, Urbino, Fano, Fossombrone, Sinigaglia e Osimo che decretarono la fine del potere temporale dei papi e proclamarono, a Bologna, lo Statuto costituzionale provvisorio delle province italiane.
La risposta di Gregorio XVI non si fece attendere. Il papa si rivolse all'imperatore austriaco che immediatamente inviò un esercito in Italia per sedare la ribellione. Per cui gli austriaci, aiutati dalle truppe dei Sanfedisti, i militari fedeli al papa, ristabilirono in poco tempo il potere pontificio.
Culturalmente parlando Gregorio XVI era quello che si dice un uomo colto, visto che era un noto orientalista e un fine teologo. Tuttavia la sua intransigenza e ostilità verso qualunque riammodernamento dello stato pontificio, le cui strutture accusavano il segno degli anni e dei tempi, provocarono una serie di ribellioni che ogni volta finivano in un bagno di sangue. Un esempio sono i moti di Romagna del 1843 e 1845.
Come si può leggere su "Riassunti di Storia d'Italia", "il suo pontificato fu caratterizzato dalla condanna del cattolicesimo liberale del Lamennais (enciclica Mirari vos, 1832) e delle dottrine del tedesco G. Hermes, sostenitore di un indirizzo teologico a base razionalista (breve del 26 Settembre 1835) e da aspri contrasti con alcuni Paesi europei (rottura delle relazioni diplomatiche con Spagna e Portogallo per la legislazione anticlericale dei governi di Maria Cristina e Maria da Gloria, 1835-1840; frizione con la Prussia per la questione dei matrimoni misti; scontro con il governo russo, che mirava a riportare all'ortodossia la chiesa rutena greco-uniate)".
Per quanto riguarda i pochi aspetti positivi di questo pontefice, di lui si può dire che incentivò l'azione dei missionari cattolici in particolare in Inghilterra e nell'America del Nord. A Roma, invece, ricostruì la basilica di S. Paolo fuori le Mura, fondò l'Orto botanico, il Museo Etrusco e una Scuola di Agricoltura. Morì infine a Roma il primo Giugno del 1846, assai poco rimpianto. Il suo successore Pio IX, salito al soglio pontificio lo stesso mese, il 20 Settembre del 1870 vedrà i bersaglieri di La Marmora entrare in Roma dalla breccia di Porta Pia.
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martedì 23 maggio 2017

il Vessillo della Chiesa di Cristo - Profezia - Mons. Ottavio Michelini


"...vediamo stare una bianca figura d'uomo che s'innalza per la sua statura morale e spirituale come un gigante e regge da solo con mano ferma un Vessillo; è il Vessillo della Chiesa di Cristo che molti e potenti nemici vorrebbero strappargli ma che Egli tiene con mano sicura mentre indica a tutti la Via della Salvezza. Questo invitto Condottiero che non teme di nulla cadrà, gloriosissimo Martire, arrossando col suo sangue l'immacolata veste che indossa, irrorando così anche la Chiesa ... molti di coloro infatti che dovrebbero essere al fianco del fiero e glorioso guerriero lo hanno abbandonato passando al Nemico e anche se esternamente fingono fedeltà e obbedienza, contemporaneamente congiurano contro di Lui, ma tutte le mene e i raggiri dei nemici di Cristo, sommo ed invincibile Re dei secoli eterni, cadranno nel vuoto perché «non prevarranno»."
2 gennaio 1979, messaggio di un'anima del Paradiso a Mons. Ottavio Michelini, Italia 

domenica 29 maggio 2016

"Non Praevalebunt" : Le porte degli inferi non prevarranno sulla mia chiesa (Matteo 16,18)


  • MALE INTERPRETANO la parola del divino salvatore

  • Dai Quadernetti
  • La Chiesa del mio Cristo, male interpretando la parola del suo Divino Fondatore, si crede tanto forte, tanto invulnerabile, da non curare più, nella maggioranza dei suoi membri, e anche dei membri più eletti, la pratica di quelle azioni che le farebbero amico Iddio. Presume. Si sente superiore a tutto e tutti. Dice: “Io sono stabilita. Nulla prevarrà su me”.
    No. Sappiate comprendere le parole di Dio. Non ricadete negli errori voluti dagli antichi scribi, i quali vollero interpretare le profezie e promesse di Dio secondo che piaceva al loro stolto orgoglio di popolo eletto (…).
    L’inferno non prevarrà qualora la Chiesa sia santa come il suo Eterno Pontefice le impose d’essere. (…) L’inferno prevale in parte  più grande o meno grande, a seconda che la Chiesa si spoglia della santità e quindi dell’aiuto di Dio. E’ sempre prevalere, anche se non è distruggere.
    E nella sua vita secolare la Chiesa mai conobbe un momento simile a questo di languore – là dove non è di corruzione, di triplice corruzione – e mai un simile assalto infernale.
    Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal cielo della Chiesa?
    Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari della  Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono?   Quad.tti 23.12.48 – 48.41